Lettera dei genitori adottivi agli insegnanti

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Qualche giorno fa mi è capitato, navigando sul web, di imbattermi in questa toccante lettera che un gruppo di genitori adottivi ha redatto per sottolineare i problemi che i loro figli adottivi si trovano ad affrontare ogni anno a scuola. Purtroppo come spesso accade in Italia, se certe situazioni non si vivono in prima persona, difficilmente se ne parla ma il problema è reale e anche grave. Di seguito riporteremo la versione integrale della lettera poichè è giusto dar spazio ai pensieri di questi genitori preoccupati. Buona Lettura.

“Preghiera per gli insegnanti affinché noi, genitori adottivi, smettiamo di vivere la scuola dei nostri figli come un impegno talvolta superiore alle nostre forze.

Care maestre, cari insegnanti, cari tutti voi che lavorate nella scuola…

Eccoci qua, alle porte di un nuovo anno scolastico. Lo sentiamo nella pancia, il nuovo anno che arriva, un movimento, un brividino, un non so che ci accompagna in questi ultimi sprazzi di vacanze estive. Ci incontriamo per la strada, ormai tutti rientrati dalla villeggiatura e ci chiediamo come va con i compiti, se sono finiti, se erano tanti, se ci sentiamo pronti.

Ad ogni incontro finiamo per incrociare le dita: “speriamo bene” sussurriamo con un moderato ottimismo. Alcuni di noi quest’anno affronteranno un cambio scuola: dalla scuola dell’infanzia alle elementari, dalle elementari alle medie, dalle medie alle superiori. Altri affronteranno un cambio insegnanti: una pensione, un trasferimento… In generale non ci piacciono i cambiamenti, ci aumentano l’ansia, potrebbero essere positivi ma il rischio, la paura che vada ancora peggio ci sopraffà. Siamo noi, siamo in tanti, siamo ovunque, in ogni regione d’Italia, in ogni grado di scuola.

Siamo quelli che hanno adottato bambini di altre parti del mondo, talvolta molto piccoli, altre grandicelli, altri decisamente grandi.

Abbiamo affrontato le pratiche in segreteria tentando di spiegare che in alcuni paesi del mondo l’anagrafe non esiste e che l’età dei nostri figli è presunta, non certa. Abbiamo affrontato eterne discussioni con i dirigenti scolastici, per scegliere la classe di inserimento dei nostri figli cercando di spiegare i bisogni speciali di questi bambini, che non possono essere omologati nella casella “inserimento minori stranieri” perché i nostri figli hanno subito un abbandono, sono emigrati da soli in un altro paese…

Siamo passati attraverso la devastante esperienza della “storia personale” in programma in seconda elementare; tentando di arginare le richieste da parte delle maestre di portare a scuola scarpette, foto, ecografie e racconti di un’infanzia che ai nostri figli è stata sottratta e negata e che per ogni bambino adottato rappresenta argomento molto delicato e spinoso. Siamo quasi tutti genitori di figli poco concentrati, molto attivi (iperattivi vengono definiti con un certo abuso del termine), lenti nell’esecuzione del compito, illogici nella matematica, estenuanti ed estenuati quando devono studiare una pagina di storia.

Siamo quasi tutti genitori di figli che quotidianamente tornano a casa con l’astuccio vuoto, perché hanno perso chissà dove la loro cancelleria o perché hanno ancora un rapporto molto particolare con la proprietà: vogliono avere tutto e al tempo stesso vogliono regalare tutto; l’opulenza italiana dà loro alla testa. Siamo quasi tutti genitori di figli che vanno e vengono, che procedono nel loro percorso di scuola e di vita con un passo indietro e due avanti, che talvolta barcollano e cercano una mano che li sostenga, quasi tutti un po’ più incerti, un po’ più impauriti, un po’ più difficili dei loro coetanei. Siamo quasi tutti genitori che hanno bisogno di trovare uno spazio di dialogo con la scuola, per poter aiutare i propri figli, ma anche dare spazio e valore alla ricchezza dei propri figli.

Sappiamo che anche voi, maestre, insegnanti, personale della scuola, avete le vostre belle gatte da pelare, capiamo che oggi fare scuola sia difficile per tutti, per chi sta in cattedra, per chi sta sul banco, per chi sta a casa. Sappiamo bene che voi maestre, insegnanti, personale della scuola, non potete assumervi tutte le fatiche del mondo, che avete sempre meno risorse a disposizione e sempre più “casi” da affrontare. Noi, quasi tutti noi, siamo qui a disposizione. Siamo pronti a collaborare, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno. Siamo qui per dare una mano, in nome di quella “corresponsabilità educativa” che dovrebbe essere base di alleanza tra adulti che si occupano di minori. Siamo pronti ad accogliere i vostri suggerimenti e ad accettare con rispetto i vostri principi pedagogici.

Vi preghiamo di una cosa, una cosa soltanto…

Care maestre, cari insegnanti, caro personale della scuola: addentratevi in questo mondo. I nostri figli portano in loro una ricchezza che vale la pena di conoscere profondamente. La scuola è agenzia educativa per eccellenza; avete, voi, una possibilità, un’opportunità di promuovere valori e cultura. Avete, voi, la possibilità di accogliere i nostri figli riconoscendo e valorizzando il loro mondo e la loro speciale storia.

L’adozione è una materia ormai trattata, la letteratura sul tema è ormai ampia e dettagliata. Aiutateci a diffonderla, a fare in modo che non sia patrimonio di pochi. Perché noi, quasi tutti noi, non ne possiamo più di essere chiamati genitori coraggiosi o di sentirci dire che anche tutti gli altri bambini fanno così e colà. Ogni individuo, noi pensiamo, è diverso nella propria storia e nel proprio personale modo di affrontarla. Ciò detto la condizione di essere stati abbandonati dura tutta la vita, è una condizione esistenziale con cui i nostri figli faranno sempre i conti. I nostri figli cresceranno e ce la faranno: non vogliamo trattare l’adozione come una malattia, abbiamo solo bisogno che venga trattata con dovuta proprietà.

La nostra preghiera è che voi, maestri, insegnanti, personale delle scuola, ci aiutiate a sviluppare e a promuovere una cultura dell’accoglienza, supportata da presupposti teorici, non lasciata alla banalizzazione e al facile, stereotipato senso comune, affinché i nostri figli ce la facciano nel migliore dei modi. E affinché noi, genitori adottivi, smettiamo di vivere la scuola dei nostri figli come un impegno talvolta superiore alle nostre forze”.

 

Grazie e buon lavoro!

 

Monica Nobile

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